Quando una clausola di un contratto di agenzia può definirsi nulla – Le modifiche unilaterali

contratto di agenzia nullo

di Andrea Mortara – Centro Giuridico Nazionale Usarci

Torniamo su un argomento che abbiamo già avuto modo di trattare in passato. Accade non di rado che le case mandanti operino veri e propri storni provvigionali andando, di fatto, ad alterare l’importo delle provvigioni maturate dall’agente.

Questo meccanismo avviene spesso attraverso la concessione alla clientela di “sconti” e “premi”  c.d. “extra”.

Ma partiamo proprio da un caso concreto che ha interessato un associato Usarci che lo ha visto contrapposto ad una azienda del leader del settore “Elettrodomestici”.

In particolare il mandato di agenzia sottoscritto dall’agente così recitava: “noi abbiamo la facoltà di concedere ai clienti “extra sconti” ove essi, nell’anno promettano di raggiungere acquisti per un determinato fatturato o per un determinato quantitativo di prodotti, anticipatamente applicando tale “extra sconto” alle singole fatture nello stesso anno di competenza e così riducendo la base di calcolo del vostro compenso provvigionale; ciò premesso ove la promessa non venga dal cliente mantenuta, noi avremo la facoltà da esercitare a nostro insindacabile giudizio di addebitare o non addebitare al cliente le somme degli “extra sconti” già praticati riconoscendovi, nell’ipotesi di riaddebito al cliente, della parte di conto già riconosciutegli, le relative differenze provvigionali; noi abbiamo altresì la facoltà di concedere ai clienti gli extra sconti di cui sopra .., ma posticipatamente applicandoli alle fatture emesse nell’anno di competenza e così corrispondendoli nell’anno successivo; ciò premesso noi avremo la facoltà di da esercitare a nostro insindacabile giudizio ed indipendentemente dal consuntivo dell’anno di competenza per il cliente, di riconoscere o non riconoscere tale extra sconto, addebitandovi, nell’ipotesi di riconoscimento   extra sconto al cliente, le relative differenze  sulle provvigioni già riconosciutevi, con possibilità di compensarle con le provvigioni dovutevi”.

Orbene. Rispetto alla validità di una clausola di questo tipo, è lecito dubitare. Tuttavia per nulla semplice è far dichiarare la stessa nulla.

Così però ha deciso il tribunale di Genova sulla base di un principio in base al quale l’agente deve sempre e comunque avere la possibilità di controllare e verificare con certezza l’ammontare della provvigione la quale non può, invece, essere stabilita o meglio modificata “in corso d’opera” dalla Mandante.

Il Tribunale, infatti, ha così motivato la propria importante decisione: “Orbene, nel contratto di agenzia l’attribuzione al preponente del potere di modificare talune clausole ed in particolare quelle relative al portafoglio dei clienti, può trovare giustificazione nell’esigenza di meglio adeguare il rapporto alle esigenze delle parti, così come esse sono mutate nel decorso del tempo, ma perché non ne rimanga esclusa la forza vincolante  del contratto nei confronti di una delle parti contraenti, è necessario che tale potere abbia dei limiti e, in ogni caso, sia esercitato dal titolare con l’osservanza dei principi di correttezza e buona fede”.

E’ pertanto nulla ad esempio “per indeterminatezza dell’oggetto (ex art. 1346 e 1418 c.c.) la clausola del contratto di agenzia che preveda che il preponente possa unilateralmente con il solo onere del preavviso, modificare le tariffe provvigionali, salva la facoltà di recesso dell’agente in caso di mancata accettazione di tale modifica dell’originaria pattuizione negoziale, dovendo escludersi che la determinazione di un elemento essenziale del contratto (quale la controprestazione dell’agente costituita dalle provvigioni) sia rimessa al mero arbitrio della preponente (..) ”.

Precisa poi il Giudice che, con riferimento alla clausola del contratto di agenzia sopra richiamata: “Le clausole in esame rimettono alla volontà unilaterale della casa mandante non solo la scelta dei clienti destinatari  degli extra sconti ma persino l’entità economica di questi – con conseguente incertezza assoluta sull’ammontare dell’eventuale riduzione della provvigione – e la determinazione di temerli fermi anche quando i clienti non mantengano l’impegni fidelizzante al quale arano stati condizionati. Queste scelte incidono sul calcolo della provvigione. Sono rimesse ad un potere incondizionato della preponente che si esprime su più piani e in tempi diversi”.

Dunque, finalmente, viene posto un limite alle “imposizioni” delle case mandanti. Le clausole del contratto di agenzia devono consentire all’agente di calcolare, verificare la provvigione e non possono attribuire alla Preponente la facoltà di variarla secondo logiche di mercato o scelte autonome che non entrano nella sfera decisionale o dell’agente.

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