Gli Accordi Economici Collettivi (A.E.C) del settore commercio

Accordi Economici collettivi

di Andrea Mortara – Centro Giuridico Nazionale Usarci

Sono ormai moltissimi gli agenti che operano nel settore commercio e i cui contratti di agenzia richiamano il relativo Accordo Economico Collettivo, sottoscritto nel febbraio 2009 ed integrato sia nel 2010 che nel 2017 dalle associazioni di categoria degli Agenti (Usarci in testa) e, da quelle che rappresentano le Aziende di detto comparto (Confcoperative e Confcommercio tra le altre).

Un primo aspetto da segnalare, rispetto a precedenti accordi collettivi, riguarda il contratto a tempo determinato (art. 1 bis) che è stato ormai da tempo del tutto equiparato al contratto a tempo indeterminato e ciò con particolare riferimento al diritto in capo all’agente che ha sottoscritto un mandato “a termine”, a percepire le indennità di fine rapporto. Avendo sempre riguardo al contratto a tempo determinato, è stato, altresì, statuito che, in caso di mancata proroga o mancato rinnovo del mandato (da comunicarsi con forma scritta), lo stesso è da intendersi tacitamente rinnovato.

A ciò consegue che il contratto a termine tacitamente rinnovato si trasforma in contratto a tempo indeterminato.

Il famigerato e tanto (giustamente, a parere dello scrivente) criticato articolo 3 – ovvero l’articolo che conferisce alle mandanti la facoltà di variare (e troppo spesso “limare”) la zona e/o la percentuale provvigionale dell’agentenon è stato sostanzialmente modificato, anche in questo caso rispetto ai precedenti AEC, se si esclude la previsione del diritto al percepimento di un’indennità sostitutiva nel caso in cui non vengano rispettati i termini del preavviso da parte della preponente.

E’ stato, inoltre, chiarito che, ai fini probatori, “il requisito della forma scritta del contratto di agenzia si intende assolto anche se il consenso delle parti sugli elementi essenziali del contratto individuale non è manifestato in un unico scritto contenente le firme di entrambi i contraenti, ma può evincersi da documenti provenienti da uno solo di essi”.

Particolarmente importante (specie per chi opera, ad esempio, nel settore dell’abbigliamento) è la previsione di un generale divieto in capo alle mandanti di addebitare il costo del campionario di vendita (fatto che ancora oggi avviene spessissimo) se non per alcuni casi espressamente predeterminati (ovvero la mancata restituzione e/o il danneggiamento dello stesso).

Gli accordi prevedono poi un obbligo in capo all’agente di relazionare la mandante in merito alle trattative in corso con i clienti (ma non ancora concluse) all’atto di cessazione del rapporto e ciò anche al fine di poter individuare quegli affari che diano diritto all’agente di incassare la relativa provvigione in quanto conseguenza del suo intervento, sempre che i predetti affari siano conclusi nell’arco temporale dei sei mesi successivi allo scioglimento del rapporto.

Quanto all’indennità per il patto di non concorrenza post contrattuale, è stato precisato che detta indennità deve essere corrisposta inderogabilmente in un’unica soluzione all’atto di scioglimento del contratto. Detto patto (che come abbiamo detto in altre occasioni è molto limitativo a danni dell’agente e la cui sottoscrizione deve essere sempre valutata con grande attenzione) non potrà essere sottoscritto in vigenza di mandato ma solo ed esclusivamente all’atto di stipula dello stesso, così come non possono essere modificate unilateralmente le condizioni inizialmente previste.

Merita, inoltre, attenzione per le signore, l’art. 10 che  ha, ormai da tempo, esteso da otto a dodici mesi il periodo massimo di sospensione del rapporto in caso di gravidanza o puerperio. Utile ricordare, inoltre, la puntualizzazione introdotta con l’articolo 11 secondo cui anche in caso di risoluzione del rapporto operata dall’agente, lo stesso avrà l’onere di darne comunicazione scritta alla mandante (detta ovvia previsione non era inspiegabilmente presente nella precedente formulazione dei vecchi A.E.C.).

Occorre, infine, brevemente accennare ad alcune fattispecie che attengono alle indennità di fine rapporto.

In primo luogo, appare importante evidenziare che sono venute meno tutte le cause di mancato riconoscimento del FIRR su richiesta delle case mandanti (prima previste nei casi di ritenzione indebita di somme, casi concorrenza sleale o violazione dell’esclusiva). Di conseguenza per i rapporti di agenzia riconducibili all’ambito di applicazione dell’AEC Settore Commercio, e cessati successivamente al 1° aprile 2010, non sarà possibile sospendere la liquidazione delle somme FIRR accantonate presso la fondazione: le somme versate dalle case mandanti al fondo FIRR della fondazione Enasarco  a titolo di indennità di risoluzione del rapporto, sono definitivamente acquisite a favore dell’agente di commercio in relazione al quale sono state versate, nel momento stesso in cui vengono ricevute dalla fondazione stessa.

Sempre in tema di indennità di cessazione rapporto – parliamo in questo caso dell’indennità suppletiva di clientela – è importante ricordare l’ultima modifica degli AEC del 2017 in base ai quali detta indennità  spetta anche nel caso di dimissioni dell’agente comunicate a seguito del conseguimento di pensione di vecchiaia e/o anticipata e/o APE Enasarco e/o Inps.

In tema poi di indennità meritocratica, al fine di calcolare l’indennità spettante (e dovuta in caso di incremento di clientela, fatturato, etc), la relativa norma prevede che debba essere determinato “il valore reale” dell’incremento del fatturato apportato dall’agente nel corso del rapporto. Al fine di determinare la percentuale di incremento si debbono raffrontare i valori delle vendite effettuate dalla mandante nella zona di competenza dell’agente all’inizio del mandato con quelli delle vendite  relative al periodo finale del rapporto.

Spesso il predetto criterio non appare in concreto vantaggioso (per non dire equo) e molto spesso accade che non si concretizzi in un risultato economico pari a quello astrattamente raggiungibile con l’applicazione dell’art. 1751 del codice civile (la c.d. indennità europea).

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