Il concetto di zona e le variazioni unilaterali operate dalle mandanti

zona del contratto di agenzia

di Andrea Mortara – Centro Giuridico nazionale Usarci

Il concetto di zona si desume dal dettato dell’art. 1742 Cod. Civ. con cui la predetta norma stabilisce che: “con il contratto di agenzia una parte assume stabilmente l’incarico di promuovere, per contro dell’altra, la conclusione di contratti in una zona determinata”.

In particolare si intende per zona, l’ambito territoriale entro il quale l’agente deve e può operare. Tale determinazione costituisce un elemento essenziale del contratto, tanto più che la citata norma impone che la zona assegnata all’agente debba essere determinata con precisione nella sua estensione territoriale.

Addirittura, in assenza di una esatta indicazione della zona, la giurisprudenza (anche di Cassazione) si è pronunciata ravvisando la nullità del contratto di agenzia che difetti di un tale presupposto definito essenziale.

Ma l’aspetto che più di ogni altro interessa gli agenti ed influisce sulla vita (lavorativa) degli stessi e sui rapporti con le mandanti, riguarda le variazioni unilaterali di zona, (ma anche di clientela e prodotti), che le aziende molto spesso mettono in atto in totale sfregio delle pattuizioni contrattuali.

In assenza di uno specifico richiamo normativo, si è portati a ritenere che le modifiche unilaterali al contratto non siano ammesse e che, pertanto, sia necessario che le stesse debbano essere concordate tra le parti.

A tal fine è opportuno che ogni agente sia sempre molto attento a verificare (ed ovviamente a contestare per iscritto) le eventuali modifiche (peggiorative) del contratto, con cui vengono, ad esempio, esclusi clienti, diminuita la zona, etc.

Occorre in tal senso ricordare come la Corte di Cassazione, in una pronuncia di qualche tempo fa, abbia stabilito che la volontà tacita di rinunciare ad un diritto può desumersi soltanto dall’espressa volontà di una delle parti a non voler esercitare il diritto stesso.

In sostanza, come detto, in presenza di una variazione che si ritenga essere peggiorativa delle clausole contrattuali, occorre subito rivolgersi al proprio sindacato o ad un professionista, per contestare il comportamento della mandante manifestando, quindi, la propria intenzione a far valere i propri diritti.

Dette situazioni sono state regolamentate dall’art. 2 degli A.E.C. Commercio e dall’art. 3 degli AEC Industria che, in verità, hanno introdotto norme che lo scrivente ritiene altamente penalizzanti per gli agenti dal momento che le stesse consentono alle ditte Preponenti di limare per non dire erodere il contenuto economico del contratto (attraverso unilaterali modifiche di zona, clientela e fatturato) a proprio vantaggio.

In particolare l’art. 2 dell’AEC Settore industria (e l’analoga norma prevista dagli AEC Settore Commercio) stabilisce che: “Le variazioni di zona (territorio, clientela, prodotti) e della misura delle provvigioni, esclusi i casi di lieve entità (intendendosi per lieve entità le riduzioni, che incidano fino al cinque per cento del valore delle provvigioni di competenza dell’agente o rappresentante nell’anno civile precedente la variazione, ovvero nei dodici mesi antecedenti la variazione, qualora l’anno precedente non sia stato lavorato per intero), possono essere realizzate previa comunicazione scritta all’agente o al rappresentante da darsi almeno due mesi prima (ovvero quattro mesi prima per gli agenti e rappresentanti impegnati ad esercitare la propria attività esclusivamente per una sola ditta), salvo accordo scritto tra le parti per una diversa decorrenza.

Qualora queste variazioni siano di entità tale da modificare sensibilmente il contenuto economico del rapporto (intendendosi per variazione sensibile le riduzioni superiori al 15% (gli AEC Commercio prevedono invece in questo caso il 20%, n.d.r.) del valore delle provvigioni di competenza dell’agente nell’anno civile precedente la variazione, ovvero nei dodici mesi antecedenti la variazione, qualora l’anno precedente non sia stato lavorato per intero), il preavviso scritto non potrà essere inferiore a quello previsto per la risoluzione del rapporto. 

Qualora l’agente o rappresentante comunichi, entro trenta giorni, di non accettare le variazioni che modifichino sensibilmente il contenuto economico del rapporto, la comunicazione del preponente costituirà preavviso per la cessazione del rapporto di agenzia o rappresentanza, ad iniziativa della casa mandante.

L’insieme delle variazioni di lieve entità apportate in un periodo di dodici mesi sarà da considerarsi come unica variazione, per l’applicazione del presente articolo 2, sia ai fini della richiesta del preavviso di due o quattro mesi, sia ai fini della possibilità di intendere il rapporto cessato ad iniziativa della casa mandante”.

Basta una semplice lettura del predetto articolo per rendersi conto della potenziale pericolosità di un’applicazione costante della norma citata posto che le mandanti possono comunque intervenire per erodere a zona e la clientela inizialmente previsti dal mandato, sminuendo il cosiddetto “contenuto economico del contratto” di agenzia.

A tutela degli agenti rimane, in questo ambito, il principio generale di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto.

Sulla base di siffatto principio sono portato a ritenere che una condotta reiterata e palesemente emulativa da parte di una mandante, che ponga in essere una costante opera di riduzione del contenuto economico del contratto, possa essere soggetta ad azione di responsabilità contrattuale, ovviamente da valutarsi caso per caso.

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